Rorschach’s tribute to Wes Anderson

Settembre 2, 2009 di Stefano Mutolo

fANTASTICMRFOX

Francis Bacon

Agosto 30, 2009 di Stefano Mutolo

Francis Bacon132

Per chi suona la campana (bozzetto per)

Agosto 27, 2009 di Stefano Mutolo

El Sordo130

Wilder shores of love

Agosto 26, 2009 di Stefano Mutolo

Rules

I moderni Caronte di Tony, Jack, Paul e Dale

Dicembre 14, 2008 di Stefano Mutolo

via Seria(l)mente dipendenti

Due righe su Jack Bauer e il suo paparino, Kiefer Sutherland. Anche se in 24 ogni cosa è al suo posto e funziona perfettamente, ovviamente senza il personaggio di Bauer la serie non starebbe in piedi. È l’antieroe per eccellenza, fa tutto il lavoro sporco e si sacrifica sempre per un bene maggiore. Voglio consigliare a tutti di scoprire il grande merito di Kiefer Sutherland nel mettere in scena questo grande eroe, comparando il suo lavoro su Bauer con altri personaggi da serie televisive e con il suo lavoro cinematografico.

Prima di tutto, a differenza di molte altre serie, dove sai che i personaggi potrebberlo essere interpretati da molti attori diversi – come nel caso di Paul, il protagonista di In Treatment – Jack Bauer combacia perfettamente con Kiefer Sutherland. Gabriel Byrne è un perfetto e grandioso Paul, ma in quella parte lo sai che al suo posto ci potrebbero stare molti altri, altrettanto adatti. E questo va bene. Ma la differenza che corre tra un personaggio alla Paul di In Treatment e quello di Bauer di 24 è quella che c’è fra un lavoro ammirabile e la creazione di un’icona pop indelebile dall’immaginario collettivo.

Kiefer Sutherland riesce a dare a Bauer tutto quello di cui ha bisogno, per il fatto di essere un concentrato di peculiarità talmente bizzarre e insostituibili da poter essere veramente adatto solo a pochissimi personaggi. Se ci fate caso infatti la filmografia di Kiefer Sutherland è piuttosto limitata. Ma quando azzecca un personaggio lascia il segno e nel caso di Bauer ha trovato il personaggio della sua vita. Possiamo dire di trovarci di fronte a una simbiosi attore/personaggio tanto completa quanto rarissima. Non è passato un capello tra come il personaggio era sulla carta e come si è materializzato sul piccolo schermo. Secondo me questo si può dire solo in pochissimi casi, come in quello di Tony Soprano per James Gandolfini e Kyle Maclachlan per l’agente Cooper di Twin Peaks. Non a caso parliamo della creme de la creme della drammaturgia seriale televisiva. E guarda caso sono sempre personaggi che raccontano perfettamente la complessità di un periodo storico.

L’individualismo illuminato e zen di Dale Cooper ci fa strada nella prima fase della perdita dell’innocenza dell’America anni ‘50, sognante, splendente e incredula del male che si insinua nelle sue case; Tony Soprano ci accompagna nella lunga inesorabile parabola discendente della società occidentale degli ultimi dieci anni; Jack Bauer rappresenta l’impossibilità di un eroe kalòs kai agatòs, bello e buono, in un’epoca in cui non è rimasto un briciolo di pietà e in cui il male si insinua dappertutto e si manifesta nelle forme più estreme, quelle della guerra asimmetrica e della disumanizzazione dei conflitti. Jack deve sacrificare suo malgrado la sua stessa anima per perseguire una giustizia sempre più compromessa dalla corruzione e dalla perdizione.
Come Caronte ci trasporta negli abissi più profondi anche loro ci guidano tra le ombre più terrificanti dei nostri tempi.

A questo proposito, voglio consigliare la visione di due bellissimi film interpretati da un Kiefer Sutherland al meglio della sua forma, a dimostrazione che non ha niente da invidiare a quel geniaccio di suo padre Donald: Mirrors (Riflessi di paura, 2008) di Alxender Aja e il film che l’ha in parte ispirato come progetto cinematografico, l’altrettanto indimenticabile e avvolgente Flatliners (Linea Mortale, 1990) di un Joel Schumacher ancora nel suo momento d’oro. A formare il “triello” del film ci sono anche Kevin Bacon e Julia Roberts, sbarbatelli da antologia.
Sono due film non per tutti i palati – il primo è un horror atrocemente spaventoso anche se molto “calmierato” e sporcato dall’elemento action, il secondo è un thriller psicologico visionario anni inizio anni ‘90 parecchio fuori di testa – ma indubbiamente due gran film di genere.

Colonna sonora della stesura:

- Girl in port by Okkervil River

- This time tomorrow by The Kinks

- Play with fire by The Rolling Stones

Facebook è come la marmellata

Novembre 10, 2008 di Stefano Mutolo

Fioccano da tutte le parti critiche feroci quanto infondate, sparate a caso e spesso fondamentalemente idiote su Facebook. Per me è come uno strato di marmellata su una solida fetta di pane. Marmellata di fichi, per quanto ne so io. Ovvero una cosa buona, fantasiosa e gustosa retta da una struttura forte e ben congegnata, conscia di quali siano le dinamiche tra le persone (esco pazzo quando sento che il “muro” è solo un inutile strumento da narcisista-esibizionista, che puntualmente viene usato da tutti, semplicemente perchè è un modalità di comunicazione dei social network non diversa da tante dinamiche della realtà “vera”…).

A parte i plagi di Calvino, che scrisse “la fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”, Facebook a me e a molte persone intorno a me ha portato solo bene: io e alcuni “amici ritrovati” stiamo finalmente organizzando la cena delle elementari di cui si parla da anni, e con Facebook bypassiamo tutta la fastidiosa trafila di dover ripescare Dio solo sa dove i numeri di telefono e chiamare gente che non ti ricordi più che faccia abbia. Così, invece, è rapido e indolore. Così, il gioco vale la candela. È solo una cena, d’accordo, ma dov’è il problema? Facebook non serve proprio a queste cose?

Conosco persone che hanno cambiato città e sono state in qualche modo supportate da Faccialibro. Un mia amica si è trasferita e si è ricreata una rete di contatti a Milano in pochi giorni. Sarebbe stato molto più difficile per lei senza Facebook, per sua stessa ammissione.

Io risparmio in sms e cazzeggio in piena libertà espressiva. Ho finalmente creato il mio spazio dedicato al Re Tupou IV di Tonga. E allora, dov’è il problema? La gente si sente scippata della propria privacy quando sei essenzialmente tu a decidere come gestire le informazioni sul tuo conto.

Poi, capita sempre più spesso di ritrovarmi a sentire che Facebook è una forma di controllo delle menti e delle opinioni delle persone, al soldo dei governi magari (ma sì!). A quel punto mi viene da mandare in culo tutti quelli che hanno una teoria del complotto per ogni novità che spunta fuori, ma lì forse è colpa mia che mi metto a parlare con dei deficienti. C’è chi pensa pure che cerchino di controllare la tua mente anche con la tessera Coop. Giuro. Fossi in loro andrei a sbronzarmi con gli aborigeni nel deserto invece che rompere le palle. Di solito si tratta di persone che solo perchè sono diventate fan di Bakunin o Majakovskij pensano di essere un pò rivoluzionari e di avere qualcosa da nascondere o che a qualcuno gliene freghi qualcosa.

In conclusione, bisogna ammettere che Facebook dichiara apertamente le sue intenzioni: è un social network che ti connette con le persone che ti stanno intorno. poi sta alla tua intelligenza saper gestire le informazioni sul tuo conto.

Poi possiamo parlare del fatto che si dice che “quelli di Facebook” si rivendano pacchetti di informazioni a fior fior di miliardi (anche questo è da appurare per quanto mi riguarda). A me sta bene, visto che si sono sbattuti per creare un bello strumento che ha permesso di scoprire molte delle capacità inespresse del mezzo internet. Vi pare poco?! Niente è gratis, si potrebbe dire, ma è anche giusto a volte, no?

Poi puoi farne vari usi, più o meno funzionali ai tuoi intenti e interessi. A Obama, ad esempio – lui stesso ne parla – ha fatto molto comodo ed è anche un pò merito di Facebook se ora sta dove sta.

Comunque la questione è molto più complessa di così, consiglio di leggere Webgol di Antonio Sofi e Nova24, l’inserto sui nuovi media del giovedi del Sole 24-Ore. Lì ne parlano con costanza e cognizione di causa. Alle persone oggetto di questo post – e se non esistessero? e se fossero una mia fantasia? e se adesso stessero progettando di uccidermi? – consiglio caldamente di smettere di parlare e iniziare ad ascoltare.

Colonna sonora della stesura:

- Angeles by Elliott Smith

- Where do you go to (my lovely) by Peter Sarstedt

Le fotografie di Francesca Corpaci

Settembre 23, 2008 di Stefano Mutolo

Le cose belle spesso restano mezze sepolte chissà dove, ed è un vero peccato. Le foto che voglio mostrarvi sono già visibili sulla pagina Flickr di Francesca Corpaci aka Flying Muffin. Lì ne trovate a vagonate, c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma quelle che a mio avviso sono le migliori, le più speciali rischiano di perdersi nella calca. Perciò ho voluto preparare questa esposizione online degli scatti che si meritano maggiore visibilità, secondo il mio gusto.

Certamente nell’esito finale la magia intrinseca della Holga fa il suo dovere – colori morbidi, immagine pastosa e ricca – ma l’occhio è di quelli buoni. Le immagini che vi propongo raccontano quasi tutte il Giappone, con una potenza evocativa sorprendente, mentre sulla pagina Flickr dell’autrice ne troverete di ogni genere.  

#1 - it’s winter in sapporo #5 

Fa venire in mente la Little Odessa di James Gray e le main road della provincia americana allo zenit del loro fascino. 

 

it's winter in Sapporo #5

it's winter in sapporo #5

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Impotenza

Settembre 21, 2008 di Stefano Mutolo

Pensiero della domenica. Sono in ritardo per il pranzo e corro in macchina. In giro non c’è quasi nessuno. Mi avvicino a un incrocio troppo velocemente mentre una coppia su una berlina lo sta attraversando. Li ho notati e ho preso bene le misure. La donna sul sedile del passeggero si volta e guarda dritto verso di me con un’aria preoccupata come se stesse pensando “per quanto ne so, questo tizio che viene a tutta velocità verso di me potrebbe essere il pazzo che metterà fine alla mia vita e io non potrei farci proprio un bel niente. E tutto questo tra una litigata con mio marito e il pranzo dai suoceri. Non esattamente dove vorrei essere quando verrà il mio turno”. Questo aveva scritto in faccia prima che ognuno se ne andasse per la sua strada.

Colonna sonora della stesura:

- Five star life by Damon Albarn

- Lowside of the Road by Tom Waits

Francesco Coniglio

Settembre 19, 2008 di Stefano Mutolo

Rimbalzando da Webgolr di Antonio Sofi al blog della rivista Blue a Canemucca ho pescato questa lettera dell’editore Francesco Coniglio (qua un profilo dell’editore) che fotografa lo stato di cose nel fumetto d’autore italiano. La lettera è stata pubblicata su XComics. Le vignette sono di Canemucca. Niente male.Eccola qua:

Cari lettori,

tra gli addetti ai lavori del mondo del fumetto, credo di essere ormai per anzianità e per continuità, tra i pochi che hanno visionato e valutato i primi fumetti di più di mille autori esordienti.
In trenta anni di attività, a cinquanta colloqui all’anno, già siamo a millecinquecento.
Ma ora che mi metto a fare dei calcoli per scrivere questo editoriale, vi dico che sono molti più.

Concedetemi dunque una “certa“ esperienza che vi evidenzio, perché voglio raccontarvi di uno dei problemi più importanti che sta all’origine di una storia a fumetti: quanto è necessario che il disegnatore che propone i propri disegni sia anche in grado di scriversi da solo la storia?
Nella maggioranza dei casi, le storie a fumetti che mi vengono sottoposte sono molto carenti nel soggetto e nella sceneggiatura.

Se intravedo che il disegnatore è potenzialmente bravino e dotato di talento allora chiedo, sempre con molto tatto e con molto garbo, per evitare di scatenare subito la possibile suscettibilità del giovane di turno, se per caso egli non sente l’esigenza di lavorare su testo scritto da altri (tanto per non dirgli chiaro e tondo che come disegnatore potrebbe valere qualcosa, ma che come scrittore è completamente negato!).

 

Nella maggioranza dei casi intuisco subito dal tono della risposta che: o il giovane non ha gli strumenti per capire quello che gli sto chiedendo, quindi non discerne tra soggetto e sceneggiatura e neanche capisce bene cosa significhi la parte testuale e narrativa del fumetto, praticamente è di una ignoranza inquietante (purtroppo questa casistica negli ultimi dieci anni è sempre più rilevante) oppure capisce fin troppo bene e si inalbera immediatamente sostenendo il suo sconfinato talento di scrittore.

I casi in cui il giovane è in grado di capire che una storia a fumetti è composta dalla somma e dall’amalgama di due talenti diversi come la capacità di disegnare e la capacità di scrivere, sono purtroppo o fortunatamente casi minoritari. Dico fortunatamente perchè proprio da questa minoranza emergono poi quei talenti intelligenti che non solo possono arrivare alla pubblicazione, ma anche all’eccellenza qualitativa.

Gli altri casi sono ingovernabili: assistiamo a disegnatori talentati ma talmente imbottiti di boria e presunzione che riescono anche a pubblicare e a volte anche a resistere per qualche anno nel settore con un certo minimo successo, accompagnando bellissimi disegni con storie inadeguate, noiose, insensate e nulle.
Alla fine dopo aver venduto il primo o il secondo albo per la qualità abbagliante del disegno, i lettori si ritraggono, perchè i lettori di fumetti vogliono appunto “leggere“ dei bei fumetti non soltanto “guardare“ dei bei disegni e gli editori si eclissano. E questa quota di disegnatori presuntuosi andrà a ingrossare le file degli illustratori e  non smetterà mai nella vita di sputare veleno sui fumetti e sul mondo del fumetto (sostenendo che loro invece sono dei “pittori“!).

Il problema è che non avranno vita facile neanche nel mondo “illustratori“ perché la presunzione è una brutta bestia che se non curata in tempo mina qualsiasi carriera.
La presunzione e l’ignoranza sono i due principali fattori che limitano e scremano, all’origine, la potenzialità di diventare un bravo autore di fumetti.

Voi lettori che ci leggete avete il diritto e il dovere di scriverci una mail criticando storie e disegni. Non abbiate timore, ditela tutta, non passeremo agli autori i vostri indirizzi.
Buona Lettura
Francesco Coniglio
francescoconiglio[at]tiscali.it

colonna sonora durante la stesura:

Lung by Dinosaur jr.

Raisans by Dinosaur jr.

Giornalismo laterale

Settembre 18, 2008 di Stefano Mutolo

Da anni ho la cattiva abitudine – al limite della compulsione – di ritagliare e mettere da parte articoli che raccontano fatti di cronaca bizzarri e interessanti. Il tipo di storie che alzi il giornale per non farti vedere mentre le leggi, o sembreresti troppo stupido, nella maggior parte dei casi. Cose come Camorra:killer basso di statura travestito da scolaretto oppure forno a microonde gigante per il calamaro.

La Stampa è il giornale che forse dedica maggiore spazio a questo genere giornalistico, il cosiddetto giornalismo laterale, poco inflazionato nella stampa tradizionale e di maggiore fortuna nella blogosfera. Ne dà una definizione lucida ed esaustiva Antonio Sofi, nel suo bellissimo e illuminante saggio “Un nuovo giornalismo si intreccia nella rete“: 

[...] il blog si configura come uno spazio in cui sperimentare una sorta di giornalismo laterale:segnalazione di notizie minime e curiose, che discendono concettualmente dal topos giornalistico classico delle “brevi di cronaca”, attitudine marginale che peraltro ritrovato nuova importanza all’interno delle pratiche popolarizzanti della free press, e che riacquista ulteriore nobiltà in un contesto flessibile e informale come quello dei blog. Questa attitudine alle notizie laterali si nutre dell’ambiente ipertestuale di internet e della capacità dei blogger di dragare la rete alla ricerca di notizie che , come i pesci piccoli, rimangono spesso fuori dalle maglie dell’informazione tradizionale. 

La Stampa, nell’ispirarsi ai tabloid inglesi – maestri nel genere del giornalismo laterale – ha dato vita a una serie di approfondimenti su fatti irrilevanti e anni luce dalle hard news che leggiamo tutti i giorni. Nonostante ciò difendo questo giornalismo “sdrammatizzante” e generoso nell’offrire sfaccettature inedite e spesso altamente emblematiche del paese in cui viviamo. 

Un’altra fonte inestinguibile di notizie strane e curiose è Yahoo! con la sua sezione “notizie strane e curiose“, una selezione dei comunicati Ansa che difficilmente troverete su un quotidiano che ha intenzione di arrivare alla fine del mese. Dal mazzo pesco la migliore di questi giorni, che riporto integralmente:

Vince funerale completo, ma non ritita premio nel Foggiano                    

(ANSA) – FOGGIA, 17 SET – Il premio numero undici di una lotteria e’ un funerale completo gratis, ma l’anonimo vincitore non lo ha ritirato. Nonostante sia trascorso un mese dall’esito della riffa organizzata dall’associazione Borgo Magna di San Marco in Lamis. Per il vincitore, che puo’ anche regalare il premio, ci sono una bara con cuscino e imbottitura, una lapide, una luce eterna in vetro e ottone, arredi sacri provenienti da San Giovanni Rotondo e un loculo al cimitero municipale.

Avvertenze per l’uso: il giornalismo laterale può dare dipendenza e portare a patologiche derive come la mia irrazionale e ingiustificabile ossessione per il Regno del Tonga (qua il gruppo Facebook che ho creato ad hoc per il compianto Taufa’ahau Tupou IV, il re più grasso e fuori di testa della storia). Tutta colpa de La Stampa, che gli ha dato una copertura vergognosamente ampia. 

colonna sonora durante la stesura:

The gipsy cried by Lou Christy

Why You Been Gone So Long by Tony Rice

Goodnight my love by Ella fitzgerald and benny goodman