I Cento lavori più orrendi

luglio 2, 2011

Messe da parte le aspirazioni bambinesche di diventare calciatore o astronauta, bisogna rimboccarsi le maniche e trovarsi un’occupazione per mantenere gli studi o la propria indipendenza. Dopo i tanti sogni c’è la dura realtà e la consapevolezza che per inserirsi nellagiungla del lavoro non bisogna avere pregiudizi nei confronti di alcuna mansione. Per i tanti che sono cresciuti con il mito di Alberto Sordi che ne “I vitelloni” fa il gesto dell’ombrello e una pernacchia ai “lavoratori”, cercare un’occupazione stabile diventa quasi un percorso a ostacoli, tra concorsi super affollati, colloqui terminati con un “le faremo sapere” e offerte sempre più improbabili.

Nel caso in cui si riesca a trovare un’occupazione, passa poco e arriva l’inevitabile delusione: “Odio il mio lavoro!” Tutti almeno una volta abbiamo esclamato qualcosa del genere, e c’è chi ha pensato di raccogliere lo sfogo di centinaia di lavoratori, stufi ed esterefatti delle proprie grottesche esperienze. Il libro “Cento lavori orrendi ” (Enaudi) a cura di Dan Kieran, racconta con amara ironia come trovare un lavoro svilente della propria dignità, con l’aggravante di paghe misere. Leggendolo potremo scoprire attività che mai avremmo creduto reali e di certo rivaluteremo un po’ la nostra occupazione. L’autore del libro è uno dei maggiori esperti di lavori orrendi. Prima di diventare famoso, sbarcava il lunario con una miriade di occupazioni miserevoli. Nel suo imbarazzante curriculum vitae vanta posizioni quali estirpatore di erbacce, sguattero, cameriere in una caserma, magazziniere e ammazza tacchini. Il suo piú grande desiderio è quello di smettere di lavorare…

Cento lavori da evitare

La rivista inglese “The Idler” ha tenuto per anni una rubrica, aperta ai lettori, in cui si potevano descrivere le proprie esperienze lavorative. Da quella rubrica sono state scelte le cento storie del libro. Cento lavori possibili, impossibili, spesso terrificanti; lavori che nell’immaginario collettivo non vengono considerati poi cosí male ma che si rivelano una vera e propria tortura. Il libro ci racconta gli sforzi, la miseria e la ribellione di chi ha lavorato in bui e infernali magazzini, ma anche uffici, call center, ospedali, ristoranti e fabbriche. Ecco qualche esempio: l’aiuto cuoco in un negozio di kebab, perforatore di torte, ammazza salmoni, sterminatore di roditori, selezionatore di pillole, controllore nelle fabbriche di patatine fritte (il lavoro consiste nel togliere da un rullo trasportatore tutte le patatine “difettose”). La lista non finisce qui, c’è iltelefonista porno, che lavora da mezzanotte alle sei del mattino. Questa è la sua storia : ” Il posto era squallido, ricevetti un manuale d’istruzione che conteneva delle perle di saggezza tipo la lista delle cose che un uomo ama sentirsi dire”, e nelle prime dieci spiccava “sto aprendo le natiche per te” . Ho resisto qualche settimana, ma ci sono ragazze che lavorano lì da sei anni”.

Un’altra figura curiosa è sicuramente l’esaminatrice di sperma, e anche lei racconta la sua storia : “Tutti i giorni esamino, più o meno, quattrocento campioni di sperma, per diagnosi o varie. A parte la coltura, già abbastanza disgustosa, l’esame che più detesto è quello dell’analisi del seme. Risucchio tutto con una pipetta e lo risputo più volte nel contenitore: l’odore che ne esce è nauseabondo”. Agghiacciante anche l’esperienza dell’allevatore di larve: “Il primo giorno di lavoro lo passai nella fosse dei vermi: una specie di piscina olimpionica, piena di carcasse marcescenti di animali e pesci, su cui crescevano le larve. Indossavo una tuta e gli stivaloni, e il mio compito era stare dentro la vasca, e girare ogni tanto con il badile le larve”.

E voi? Avete mai fatto un lavoro “strano”? O più semplicemente avete mai sentito di qualche altro lavoro avvilente e mal pagato?

Articolo tratto da: http://www.giovani.it/news/societa/100lavori_orrendi.php

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Nuovo film, nuovo blog

aprile 6, 2011

Ho completato un nuovo cortometraggio, con la piccola casa di produzione Berta Film, partorita un anno fa esatto dal sottoscritto e da Marco Iannini. Il film si chiama Miracolo Aquilano e questi sono i link per seguirne le gesta:

Ecco invece la prima parte del making of del film:

Supern8e – L’Impero della Notte

marzo 31, 2011

Dopo mesi di assenza, annuncio ai miei tre lettori che segue l’anteprima mondiale web del mio primo film , un cortometraggio girato con Giulio Frizzi nel 2003 con la mia amata Super 8. Ci abbiamo pure vinto il Premio Speciale della Giuria al Festival Internazionale di Cortometraggi Yasujiro Ozu 2003. Allora ignoravo chi fosse il grande regista giapponese, oggi sono persino riuscito a vedere i primi dieci minuti del suo capolavoro, “Tokyo qualcosa”….

E’ la storia di un Autogrill a notte fonda, quando strani irritabili ed isterici personaggi si sostituiscono a indaffarati auotomobilisti tracannacaffè. Il film è tratto da sogni realmente accaduti al sottoscritto. Allora decisi di tenermi stretti questi sogni, assumendo per settimane solo film, musica e libri attinenti alle sue atmosfere (Fellini, Pink Floyd e libri come L’Orco Insabbia). Da ciò scaturirono nuove visioni a occhi aperti che andarono a completarne la “storia”.

E’ un pò lento e pieno di ingenuità, ma da qualche parte bisogna pur cominciare…pensate che il direttore della fotografia ce l’avevo solo al telefono, non l’ho mai incontrato e non ho mai saputo il cognome. Il carrello aveva le ruote di gomma e ballava come un ossesso. Le bobine di Super 8 duravano massimo 3 minuti e il mirino della cinepresa era microscopico. Passare quest’anno al full hd, a un grande direttore della fotogrofia, alla Red 4K e a un’intera troupe è stato un pò più agevole.

Fino a pochi mesi fa non sopportavo rivederlo perchè pieno di errori ingenuità. Ma soprattutto perchè non realizzai più un film e detestavo l’idea che dovesse rappresentarmi ancora questa cosa acerba che non mi somigliava più granchè. Visto che nel 2010 ho girato un nuovo film, Miracolo Aquilano, ho potuto finalmente fare pace con questo.

Sogno

settembre 20, 2010

Ancora una volta sogno un albero sospeso, stavolta con aerei per rami che cercano di spiccare il volo. Sembrerebbe una quercia morta.  Niente fiamme nel sogno.

Rorschach’s tribute to Wes Anderson

settembre 2, 2009

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Francis Bacon

agosto 30, 2009

Francis Bacon132

Per chi suona la campana (bozzetto per)

agosto 27, 2009

El Sordo130

Wilder shores of love

agosto 26, 2009

Rules

I moderni Caronte di Tony, Jack, Paul e Dale

dicembre 14, 2008

via Seria(l)mente dipendenti

Due righe su Jack Bauer e il suo paparino, Kiefer Sutherland. Anche se in 24 ogni cosa è al suo posto e funziona perfettamente, ovviamente senza il personaggio di Bauer la serie non starebbe in piedi. È l’antieroe per eccellenza, fa tutto il lavoro sporco e si sacrifica sempre per un bene maggiore. Voglio consigliare a tutti di scoprire il grande merito di Kiefer Sutherland nel mettere in scena questo grande eroe, comparando il suo lavoro su Bauer con altri personaggi da serie televisive e con il suo lavoro cinematografico.

Prima di tutto, a differenza di molte altre serie, dove sai che i personaggi potrebberlo essere interpretati da molti attori diversi – come nel caso di Paul, il protagonista di In Treatment – Jack Bauer combacia perfettamente con Kiefer Sutherland. Gabriel Byrne è un perfetto e grandioso Paul, ma in quella parte lo sai che al suo posto ci potrebbero stare molti altri, altrettanto adatti. E questo va bene. Ma la differenza che corre tra un personaggio alla Paul di In Treatment e quello di Bauer di 24 è quella che c’è fra un lavoro ammirabile e la creazione di un’icona pop indelebile dall’immaginario collettivo.

Kiefer Sutherland riesce a dare a Bauer tutto quello di cui ha bisogno, per il fatto di essere un concentrato di peculiarità talmente bizzarre e insostituibili da poter essere veramente adatto solo a pochissimi personaggi. Se ci fate caso infatti la filmografia di Kiefer Sutherland è piuttosto limitata. Ma quando azzecca un personaggio lascia il segno e nel caso di Bauer ha trovato il personaggio della sua vita. Possiamo dire di trovarci di fronte a una simbiosi attore/personaggio tanto completa quanto rarissima. Non è passato un capello tra come il personaggio era sulla carta e come si è materializzato sul piccolo schermo. Secondo me questo si può dire solo in pochissimi casi, come in quello di Tony Soprano per James Gandolfini e Kyle Maclachlan per l’agente Cooper di Twin Peaks. Non a caso parliamo della creme de la creme della drammaturgia seriale televisiva. E guarda caso sono sempre personaggi che raccontano perfettamente la complessità di un periodo storico.

L’individualismo illuminato e zen di Dale Cooper ci fa strada nella prima fase della perdita dell’innocenza dell’America anni ’50, sognante, splendente e incredula del male che si insinua nelle sue case; Tony Soprano ci accompagna nella lunga inesorabile parabola discendente della società occidentale degli ultimi dieci anni; Jack Bauer rappresenta l’impossibilità di un eroe kalòs kai agatòs, bello e buono, in un’epoca in cui non è rimasto un briciolo di pietà e in cui il male si insinua dappertutto e si manifesta nelle forme più estreme, quelle della guerra asimmetrica e della disumanizzazione dei conflitti. Jack deve sacrificare suo malgrado la sua stessa anima per perseguire una giustizia sempre più compromessa dalla corruzione e dalla perdizione.
Come Caronte ci trasporta negli abissi più profondi anche loro ci guidano tra le ombre più terrificanti dei nostri tempi.

A questo proposito, voglio consigliare la visione di due bellissimi film interpretati da un Kiefer Sutherland al meglio della sua forma, a dimostrazione che non ha niente da invidiare a quel geniaccio di suo padre Donald: Mirrors (Riflessi di paura, 2008) di Alxender Aja e il film che l’ha in parte ispirato come progetto cinematografico, l’altrettanto indimenticabile e avvolgente Flatliners (Linea Mortale, 1990) di un Joel Schumacher ancora nel suo momento d’oro. A formare il “triello” del film ci sono anche Kevin Bacon e Julia Roberts, sbarbatelli da antologia.
Sono due film non per tutti i palati – il primo è un horror atrocemente spaventoso anche se molto “calmierato” e sporcato dall’elemento action, il secondo è un thriller psicologico visionario anni inizio anni ’90 parecchio fuori di testa – ma indubbiamente due gran film di genere.

Colonna sonora della stesura:

Girl in port by Okkervil River

This time tomorrow by The Kinks

Play with fire by The Rolling Stones

Facebook è come la marmellata

novembre 10, 2008

Fioccano da tutte le parti critiche feroci quanto infondate, sparate a caso e spesso fondamentalemente idiote su Facebook. Per me è come uno strato di marmellata su una solida fetta di pane. Marmellata di fichi, per quanto ne so io. Ovvero una cosa buona, fantasiosa e gustosa retta da una struttura forte e ben congegnata, conscia di quali siano le dinamiche tra le persone (esco pazzo quando sento che il “muro” è solo un inutile strumento da narcisista-esibizionista, che puntualmente viene usato da tutti, semplicemente perchè è un modalità di comunicazione dei social network non diversa da tante dinamiche della realtà “vera”…).

A parte i plagi di Calvino, che scrisse “la fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”, Facebook a me e a molte persone intorno a me ha portato solo bene: io e alcuni “amici ritrovati” stiamo finalmente organizzando la cena delle elementari di cui si parla da anni, e con Facebook bypassiamo tutta la fastidiosa trafila di dover ripescare Dio solo sa dove i numeri di telefono e chiamare gente che non ti ricordi più che faccia abbia. Così, invece, è rapido e indolore. Così, il gioco vale la candela. È solo una cena, d’accordo, ma dov’è il problema? Facebook non serve proprio a queste cose?

Conosco persone che hanno cambiato città e sono state in qualche modo supportate da Faccialibro. Un mia amica si è trasferita e si è ricreata una rete di contatti a Milano in pochi giorni. Sarebbe stato molto più difficile per lei senza Facebook, per sua stessa ammissione.

Io risparmio in sms e cazzeggio in piena libertà espressiva. Ho finalmente creato il mio spazio dedicato al Re Tupou IV di Tonga. E allora, dov’è il problema? La gente si sente scippata della propria privacy quando sei essenzialmente tu a decidere come gestire le informazioni sul tuo conto.

Poi, capita sempre più spesso di ritrovarmi a sentire che Facebook è una forma di controllo delle menti e delle opinioni delle persone, al soldo dei governi magari (ma sì!). A quel punto mi viene da mandare in culo tutti quelli che hanno una teoria del complotto per ogni novità che spunta fuori, ma lì forse è colpa mia che mi metto a parlare con dei deficienti. C’è chi pensa pure che cerchino di controllare la tua mente anche con la tessera Coop. Giuro. Fossi in loro andrei a sbronzarmi con gli aborigeni nel deserto invece che rompere le palle. Di solito si tratta di persone che solo perchè sono diventate fan di Bakunin o Majakovskij pensano di essere un pò rivoluzionari e di avere qualcosa da nascondere o che a qualcuno gliene freghi qualcosa.

In conclusione, bisogna ammettere che Facebook dichiara apertamente le sue intenzioni: è un social network che ti connette con le persone che ti stanno intorno. poi sta alla tua intelligenza saper gestire le informazioni sul tuo conto.

Poi possiamo parlare del fatto che si dice che “quelli di Facebook” si rivendano pacchetti di informazioni a fior fior di miliardi (anche questo è da appurare per quanto mi riguarda). A me sta bene, visto che si sono sbattuti per creare un bello strumento che ha permesso di scoprire molte delle capacità inespresse del mezzo internet. Vi pare poco?! Niente è gratis, si potrebbe dire, ma è anche giusto a volte, no?

Poi puoi farne vari usi, più o meno funzionali ai tuoi intenti e interessi. A Obama, ad esempio – lui stesso ne parla – ha fatto molto comodo ed è anche un pò merito di Facebook se ora sta dove sta.

Comunque la questione è molto più complessa di così, consiglio di leggere Webgol di Antonio Sofi e Nova24, l’inserto sui nuovi media del giovedi del Sole 24-Ore. Lì ne parlano con costanza e cognizione di causa. Alle persone oggetto di questo post – e se non esistessero? e se fossero una mia fantasia? e se adesso stessero progettando di uccidermi? – consiglio caldamente di smettere di parlare e iniziare ad ascoltare.

Colonna sonora della stesura:

Angeles by Elliott Smith

Where do you go to (my lovely) by Peter Sarstedt