Mannaja la miseria

Mannaja è un personaggio creato dal regista/sceneggiatore Sergio Martino per l’omonimo film del 1977. Uno degli ultimi western all’italiana, nonchè uno dei migliori in assoluto. Fa parte di quel breve ma indimenticabile filone chiamato western gotico, il lungo addio al westen all’italiana. Erano gli utlimi psichedelici, grandguignoleschi e visionari capolavori di un genere inflazionato e arrivato alla saturazione. I capisaldi dello western gotico all’italiana sono Keoma di Castellari (1976), I Quattro dell’Apocalisse di Fulci (1975) e Matalo! (1970) di Canevari.

Il film in questione era talmente violento e fuori di testa – nella sua commistione tra horror e western – da meritarsi il divieto ai minori di 18 anni. Ebbe un’ampia distribuzione all’estero, nei paesi anglosassoni fu distribuito col titolo A man called Blade, ovvero “un uomo chiamato lama”. A mio parere piuttosto discutibile. Come per ogni spaghetti western che si rispetti, non vale la pena raccontare per filo e per segno la trama, nove volte su dieci una vengeance story delle più classiche. 

In questo caso Maurizio Merli/Mannaja – dopo aver catturato un bandito (il superbo e compianto Donald O’Brian) aiuta l’assassino di suo padre invece di ucciderlo, mostrando una compassione tanto rara quanto improbabile considerate le dinamiche tipiche tra gli anti-eroi del western all’italiana. Quello che è importante dire del film è che:

1- c’è questo personaggio assolutamente fichissimo che ci da dentro di mannaja per un’ora e mezzo per la gioia degli occhi dei cultori del genere western all’italiana.

2- Che Sergio Martino – sulla falsariga di Keoma , dell’anno prima – mette in piedi un gioiello visionario con una sequenza iniziale degna del miglior Sam Raimi e una galleria di personaggi uno migliore dell’altro. Il villain John Steiner/Woller con i suoi cani feroci, il monco (per via di una mannajata di Mannaja in persona) Burt Craven con il suo sadico doppiogiochismo e ovviamente Mannaja, tamarro e trucido fino alla fine, galante con le donne (rigorosamente di strada) e misericordioso quando serve. 

Grande western all’italiana, già entrato nella mia top five:

1 – Matalo! di Cesare Canevari (1970)

2 – C’era una volta il west di Segio Leone (1968)

3- Keoma di Enzo G. Castellari (1976)

4 – Vamos a matar, companeros! di Sergio Corbucci (1970)

5 – Il Grande silenzio di Sergio Corbucci (1968)

..mannaja la miseria, non me la sento di scalzare  Corbucci! Facciamo…

6 – Mannaja di Sergio Martino (1977)

 

 

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