Le fotografie di Francesca Corpaci

settembre 23, 2008

Le cose belle spesso restano mezze sepolte chissà dove, ed è un vero peccato. Le foto che voglio mostrarvi sono già visibili sulla pagina Flickr di Francesca Corpaci aka Flying Muffin. Lì ne trovate a vagonate, c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma quelle che a mio avviso sono le migliori, le più speciali rischiano di perdersi nella calca. Perciò ho voluto preparare questa esposizione online degli scatti che si meritano maggiore visibilità, secondo il mio gusto.

Certamente nell’esito finale la magia intrinseca della Holga fa il suo dovere – colori morbidi, immagine pastosa e ricca – ma l’occhio è di quelli buoni. Le immagini che vi propongo raccontano quasi tutte il Giappone, con una potenza evocativa sorprendente, mentre sulla pagina Flickr dell’autrice ne troverete di ogni genere.  

#1 – it’s winter in sapporo #5 

Fa venire in mente la Little Odessa di James Gray e le main road della provincia americana allo zenit del loro fascino. 

 

it's winter in Sapporo #5

it's winter in sapporo #5

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Impotenza

settembre 21, 2008

Pensiero della domenica. Sono in ritardo per il pranzo e corro in macchina. In giro non c’è quasi nessuno. Mi avvicino a un incrocio troppo velocemente mentre una coppia su una berlina lo sta attraversando. Li ho notati e ho preso bene le misure. La donna sul sedile del passeggero si volta e guarda dritto verso di me con un’aria preoccupata come se stesse pensando “per quanto ne so, questo tizio che viene a tutta velocità verso di me potrebbe essere il pazzo che metterà fine alla mia vita e io non potrei farci proprio un bel niente. E tutto questo tra una litigata con mio marito e il pranzo dai suoceri. Non esattamente dove vorrei essere quando verrà il mio turno”. Questo aveva scritto in faccia prima che ognuno se ne andasse per la sua strada.

Colonna sonora della stesura:

Five star life by Damon Albarn

Lowside of the Road by Tom Waits

Francesco Coniglio

settembre 19, 2008

Rimbalzando da Webgolr di Antonio Sofi al blog della rivista Blue a Canemucca ho pescato questa lettera dell’editore Francesco Coniglio (qua un profilo dell’editore) che fotografa lo stato di cose nel fumetto d’autore italiano. La lettera è stata pubblicata su XComics. Le vignette sono di Canemucca. Niente male.Eccola qua:

Cari lettori,

tra gli addetti ai lavori del mondo del fumetto, credo di essere ormai per anzianità e per continuità, tra i pochi che hanno visionato e valutato i primi fumetti di più di mille autori esordienti.
In trenta anni di attività, a cinquanta colloqui all’anno, già siamo a millecinquecento.
Ma ora che mi metto a fare dei calcoli per scrivere questo editoriale, vi dico che sono molti più.

Concedetemi dunque una “certa“ esperienza che vi evidenzio, perché voglio raccontarvi di uno dei problemi più importanti che sta all’origine di una storia a fumetti: quanto è necessario che il disegnatore che propone i propri disegni sia anche in grado di scriversi da solo la storia?
Nella maggioranza dei casi, le storie a fumetti che mi vengono sottoposte sono molto carenti nel soggetto e nella sceneggiatura.

Se intravedo che il disegnatore è potenzialmente bravino e dotato di talento allora chiedo, sempre con molto tatto e con molto garbo, per evitare di scatenare subito la possibile suscettibilità del giovane di turno, se per caso egli non sente l’esigenza di lavorare su testo scritto da altri (tanto per non dirgli chiaro e tondo che come disegnatore potrebbe valere qualcosa, ma che come scrittore è completamente negato!).

 

Nella maggioranza dei casi intuisco subito dal tono della risposta che: o il giovane non ha gli strumenti per capire quello che gli sto chiedendo, quindi non discerne tra soggetto e sceneggiatura e neanche capisce bene cosa significhi la parte testuale e narrativa del fumetto, praticamente è di una ignoranza inquietante (purtroppo questa casistica negli ultimi dieci anni è sempre più rilevante) oppure capisce fin troppo bene e si inalbera immediatamente sostenendo il suo sconfinato talento di scrittore.

I casi in cui il giovane è in grado di capire che una storia a fumetti è composta dalla somma e dall’amalgama di due talenti diversi come la capacità di disegnare e la capacità di scrivere, sono purtroppo o fortunatamente casi minoritari. Dico fortunatamente perchè proprio da questa minoranza emergono poi quei talenti intelligenti che non solo possono arrivare alla pubblicazione, ma anche all’eccellenza qualitativa.

Gli altri casi sono ingovernabili: assistiamo a disegnatori talentati ma talmente imbottiti di boria e presunzione che riescono anche a pubblicare e a volte anche a resistere per qualche anno nel settore con un certo minimo successo, accompagnando bellissimi disegni con storie inadeguate, noiose, insensate e nulle.
Alla fine dopo aver venduto il primo o il secondo albo per la qualità abbagliante del disegno, i lettori si ritraggono, perchè i lettori di fumetti vogliono appunto “leggere“ dei bei fumetti non soltanto “guardare“ dei bei disegni e gli editori si eclissano. E questa quota di disegnatori presuntuosi andrà a ingrossare le file degli illustratori e  non smetterà mai nella vita di sputare veleno sui fumetti e sul mondo del fumetto (sostenendo che loro invece sono dei “pittori“!).

Il problema è che non avranno vita facile neanche nel mondo “illustratori“ perché la presunzione è una brutta bestia che se non curata in tempo mina qualsiasi carriera.
La presunzione e l’ignoranza sono i due principali fattori che limitano e scremano, all’origine, la potenzialità di diventare un bravo autore di fumetti.

Voi lettori che ci leggete avete il diritto e il dovere di scriverci una mail criticando storie e disegni. Non abbiate timore, ditela tutta, non passeremo agli autori i vostri indirizzi.
Buona Lettura
Francesco Coniglio
francescoconiglio[at]tiscali.it

colonna sonora durante la stesura:

Lung by Dinosaur jr.

Raisans by Dinosaur jr.

Giornalismo laterale

settembre 18, 2008

Da anni ho la cattiva abitudine – al limite della compulsione – di ritagliare e mettere da parte articoli che raccontano fatti di cronaca bizzarri e interessanti. Il tipo di storie che alzi il giornale per non farti vedere mentre le leggi, o sembreresti troppo stupido, nella maggior parte dei casi. Cose come Camorra:killer basso di statura travestito da scolaretto oppure forno a microonde gigante per il calamaro.

La Stampa è il giornale che forse dedica maggiore spazio a questo genere giornalistico, il cosiddetto giornalismo laterale, poco inflazionato nella stampa tradizionale e di maggiore fortuna nella blogosfera. Ne dà una definizione lucida ed esaustiva Antonio Sofi, nel suo bellissimo e illuminante saggio “Un nuovo giornalismo si intreccia nella rete“: 

[…] il blog si configura come uno spazio in cui sperimentare una sorta di giornalismo laterale:segnalazione di notizie minime e curiose, che discendono concettualmente dal topos giornalistico classico delle “brevi di cronaca”, attitudine marginale che peraltro ritrovato nuova importanza all’interno delle pratiche popolarizzanti della free press, e che riacquista ulteriore nobiltà in un contesto flessibile e informale come quello dei blog. Questa attitudine alle notizie laterali si nutre dell’ambiente ipertestuale di internet e della capacità dei blogger di dragare la rete alla ricerca di notizie che , come i pesci piccoli, rimangono spesso fuori dalle maglie dell’informazione tradizionale. 

La Stampa, nell’ispirarsi ai tabloid inglesi – maestri nel genere del giornalismo laterale – ha dato vita a una serie di approfondimenti su fatti irrilevanti e anni luce dalle hard news che leggiamo tutti i giorni. Nonostante ciò difendo questo giornalismo “sdrammatizzante” e generoso nell’offrire sfaccettature inedite e spesso altamente emblematiche del paese in cui viviamo. 

Un’altra fonte inestinguibile di notizie strane e curiose è Yahoo! con la sua sezione “notizie strane e curiose“, una selezione dei comunicati Ansa che difficilmente troverete su un quotidiano che ha intenzione di arrivare alla fine del mese. Dal mazzo pesco la migliore di questi giorni, che riporto integralmente:

Vince funerale completo, ma non ritita premio nel Foggiano                    

(ANSA) – FOGGIA, 17 SET – Il premio numero undici di una lotteria e’ un funerale completo gratis, ma l’anonimo vincitore non lo ha ritirato. Nonostante sia trascorso un mese dall’esito della riffa organizzata dall’associazione Borgo Magna di San Marco in Lamis. Per il vincitore, che puo’ anche regalare il premio, ci sono una bara con cuscino e imbottitura, una lapide, una luce eterna in vetro e ottone, arredi sacri provenienti da San Giovanni Rotondo e un loculo al cimitero municipale.

Avvertenze per l’uso: il giornalismo laterale può dare dipendenza e portare a patologiche derive come la mia irrazionale e ingiustificabile ossessione per il Regno del Tonga (qua il gruppo Facebook che ho creato ad hoc per il compianto Taufa’ahau Tupou IV, il re più grasso e fuori di testa della storia). Tutta colpa de La Stampa, che gli ha dato una copertura vergognosamente ampia. 

colonna sonora durante la stesura:

The gipsy cried by Lou Christy

Why You Been Gone So Long by Tony Rice

Goodnight my love by Ella fitzgerald and benny goodman 

 

Miss Puttana Spirituale del 1948

settembre 5, 2008

Lamer o non lamer? Internet Explorer 8.2 fa impallidire Google Chrome

settembre 4, 2008

Un lamer è un aspirante cracker con conoscenze informatiche limitate.Il termine inglese, usato in genere in senso dispregiativo, significa letteralmente “zoppo” ma si potrebbe rendere in italiano come imbranato o sfigato.

– Wikipedia

Quando ho chiesto al mio tecnico informatico di fiducia cosa pensasse di Google Chrome lui mi ha risposto che si tratta di un bluff che nel giro di 48 scoppierà come una bolla di sapone. L’ho informato dell’entusiasmo di stampa, blogger e utenti della rete rispetto al nuovo browser e lui ha sentenziato sprezzante che solo un lamer può credere che Chrome offra qualcosa di nuovo, per aggiungere in seguito – brandendo una birra – “Internet Explorer tutta la vita”.

Oltre a rimanere di sasso e fingere di sapere cosa fosse un lamer, gli ho chiesto di illustrarmi più nello specifico la sua opinione. A suo parere non c’è un’innovazione che sia una in Chrome, è solo un’operazione mediatica, una meteora già destinata a cadere nell’oblio. Anche la barra degli indirizzi/motore di ricerca che mi aveva tanto esaltato pare che sia una brutta copia di quella di Internet Explorer 8.2 che funziona molto meglio offrendo direttamente sulla barra la scroll list dei risultati della ricerca. 

Inoltre, sul Sole 24 Ore di oggi Luca Tremolada afferma che forse Google ha smesso di essere simpatica come prima, riferendosi al grosso danno di immagine che potrebbe subire la società diffondendo un browser che si dichiara innovativo senza esserlo, con una mossa – a scopo di lucro – molto in stile Microsoft. 

Allora cosa dobbiamo pensare, noi lamer? Che siamo stati presi tutti per il naso dal candore e dal fare accattivante di Google, lupo vestito da agnello? Messa così la dichiarazione di Google “tutti facciamo molte cose on line e il Web si è evoluto in modo drastico… ma la tecnologia sottostante del browser è ancora molto simile a quella originale di Netscape” potrebbe sembrare un trucchetto retorico su cui fare leva per lanciare il prodotto e affossare i vecchi colossi più che un’onesta dichiarazione d’intenti. Dannato lamer che non sono altro, mi hanno strafregrato!

Ma vi diro….

Senza voler santificare Google – e non mancherò di provare Explorer 8.2 – a me questo Chorme mi va proprio a genio, lamer o non lamer. Mi pare una luccicosa Cadillac anni ’50 nuova fiammante (ossimoro emblematico?) su cui mi faccio un giro volentieri. Alla fine della fiera sottoscrivo in pieno quanto dice Antonio Dini (qui il suo blog), da un altro articolo sempre dal Sole di oggi: 

Se è vero, com’è vero, che il software del computer è sempre meno importante rispetto ai programmi e ai contenuti che risiedono in rete, il veicolo con cui si naviga intenet deve essere quello più comodo, adatto e flessibile per lo scopo. E questa [Google Chrome, ndr] è la spider scintillante e personalizzata da Google con cui viaggiare spediti su internet.  

Lamer rulez!

Vi lascio con un’opinione ben più puntuale ed esaustiva della mia, l’articolo di Gianni Rusconi – sempre del Sole (che non si da pace) – Google Chrome: ecco i pro e i contro  .

Mannaja la miseria

settembre 3, 2008

Mannaja è un personaggio creato dal regista/sceneggiatore Sergio Martino per l’omonimo film del 1977. Uno degli ultimi western all’italiana, nonchè uno dei migliori in assoluto. Fa parte di quel breve ma indimenticabile filone chiamato western gotico, il lungo addio al westen all’italiana. Erano gli utlimi psichedelici, grandguignoleschi e visionari capolavori di un genere inflazionato e arrivato alla saturazione. I capisaldi dello western gotico all’italiana sono Keoma di Castellari (1976), I Quattro dell’Apocalisse di Fulci (1975) e Matalo! (1970) di Canevari.

Il film in questione era talmente violento e fuori di testa – nella sua commistione tra horror e western – da meritarsi il divieto ai minori di 18 anni. Ebbe un’ampia distribuzione all’estero, nei paesi anglosassoni fu distribuito col titolo A man called Blade, ovvero “un uomo chiamato lama”. A mio parere piuttosto discutibile. Come per ogni spaghetti western che si rispetti, non vale la pena raccontare per filo e per segno la trama, nove volte su dieci una vengeance story delle più classiche. 

In questo caso Maurizio Merli/Mannaja – dopo aver catturato un bandito (il superbo e compianto Donald O’Brian) aiuta l’assassino di suo padre invece di ucciderlo, mostrando una compassione tanto rara quanto improbabile considerate le dinamiche tipiche tra gli anti-eroi del western all’italiana. Quello che è importante dire del film è che:

1- c’è questo personaggio assolutamente fichissimo che ci da dentro di mannaja per un’ora e mezzo per la gioia degli occhi dei cultori del genere western all’italiana.

2- Che Sergio Martino – sulla falsariga di Keoma , dell’anno prima – mette in piedi un gioiello visionario con una sequenza iniziale degna del miglior Sam Raimi e una galleria di personaggi uno migliore dell’altro. Il villain John Steiner/Woller con i suoi cani feroci, il monco (per via di una mannajata di Mannaja in persona) Burt Craven con il suo sadico doppiogiochismo e ovviamente Mannaja, tamarro e trucido fino alla fine, galante con le donne (rigorosamente di strada) e misericordioso quando serve. 

Grande western all’italiana, già entrato nella mia top five:

1 – Matalo! di Cesare Canevari (1970)

2 – C’era una volta il west di Segio Leone (1968)

3- Keoma di Enzo G. Castellari (1976)

4 – Vamos a matar, companeros! di Sergio Corbucci (1970)

5 – Il Grande silenzio di Sergio Corbucci (1968)

..mannaja la miseria, non me la sento di scalzare  Corbucci! Facciamo…

6 – Mannaja di Sergio Martino (1977)

 

 

Flickr hobo sapiens

settembre 3, 2008

Come tanti altri, passo un mucchio di tempo su Facebook, Twitter, Youtube e Flickr. Gironzolo ancora in stato semi-confusionale lungo Friendfeed e Linkedn. Non metto in dubbio il fatto che i social network siano un vero spasso, ma a cosa servono veramente? Solo di recente ho messo a fuoco il problema, con il prezioso aiuto del libro di Sergio Maistrello, La parte abitata della rete e del saggio Un nuovo giornalismo si intreccia nella rete di Antonio Sofi. Quest’ultimo, nel corso di una tonificante conversazione sul Web 2.0, mi ha proposto di scrivere due righe sul ruolo che ha avuto Flickr in un momento particolare della mia vita. 

Un anno e mezzo fa, in pieno inverno, mi metto in testa che devo visitare la Sicilia, terra da cui i miei nonni emigrarono durante la guerra. Nella zona di Palermo e dintorni sono sparsi tanti parenti mai incontrati prima che desidero conoscere. Poi devo a tutti costi respirare gli aromi taglienti e sentire le urla cadenzate de Il Capo, il mercato palermitano sul quale si affaccia la casa natale dei miei nonni. Per non parlare di un milione di altri posti sparsi per l’isola che da anni mi chiedo come sono veramente. Non ho messo soldi da parte e non so da dove cominciare. Decido di non pensarci troppo, prendo la macchina fotografica, apro un profilo su Flickr, riempio una sacca da viaggio e parto in autostop da Firenze. 

Purtroppo non ho potuto fare appello a Flickr quando una banda di teppisti voleva derubarmi in una landa desolata in provincia di Siracusa, ma per il resto è stato di grande aiuto. Tanto per cominciare è un modo ideale per organizzarsi. Hai tre settimane di tempo per fare un milione di cose che è una vita che vuoi fare: Flickr ti può essere d’aiuto a mettere un po’ d’ordine. Sei in un internet point costosissimo e devi decidere alla svelta dove andare nei giorni successivi: incredibile come il caos mentale di stimoli, idee e fermenti del viaggio si adatti alle dinamiche di Flickr.

Come social network ha di straordinario una combinazione di strumenti estremamente utili per facilitare l’interazione tra gli utenti. L’account personale, la lista di amici, i commenti alle foto, Google Earth, i gruppi tematici, le tag, i preferiti e potrei continuare. Più facile a farsi che a dirsi. Mi sono iscritto a due folti gruppi di appassionati di fotografia siciliani, uno su Palermo e uno sulla Sicilia. Lì ho trovato dritte, ospitalità e itinerari che mi hanno permesso di orientarmi ancora prima di arrivare sull’isola. A Palermo ho postato le prime foto, ho aggiunto le cronache del viaggio e la conversazione si è intensificata. Ho incontrato un paio di utenti di Flickr a Palermo. Mi hanno portato direttamente nei posti di cui avevamo discusso online. Avevano visto le mie foto, sentito le mie domande. Sapevano già cosa mi piaceva e cosa no. Molti dei posti più belli che ho visitato in Sicilia mi sono stati suggeriti su Flickr. Avrebbero potuto suggerirmeli degli amici per telefono o al bar prima di partire, ma è successo su Flickr con l’ausilio delle bandierine di Google Earth, l’intervento di altri utenti del gruppo che seguivano la discussione e di quelli che commentavano le foto.

 

Flickr potrebbe essere definito una rete sociale “occasionale”. Di norma viene frequentato più sporadicamente rispetto a Facebook o Youtube, molti lo usano solo in determinate occasioni (viaggi, sessioni di fotografia, concerti), molti altri ci capitano una-due volta all’anno.

Non c’è niente di sbagliato in questo, semplicemente è la sua natura. È una zona – una delle tante – della “parte abitata della rete”.

Il rischio, a mio parere, è che resti un prodotto di nicchia troppo isolato e penalizzato rispetto ad altri social network. Sarebbe un peccato, dato il suo valore. Ed è qui che tornano utili gli aggregatori e cose come la convergenza. Io sono un utente flickr occasionale, ma grazie a un’applicazione creata ad hoc posso integrare la photo gallery di Flickr al profilo Facebook (tanto per fare un esempio). Quest’ultimo è il mio luogo privilegiato da un bel po’ e trovo sia una gran cosa poter traslocare lì con tutte le mie carabattole e magari fare io da Cicerone al prossimo hobo sapiens di passaggio su Facebook.

 

 

Google Chrome, il browser giusto al momento giusto

settembre 3, 2008

E’ arrivato Google Chrome. Ed è un gioiello. Luca de Biase, proprio oggi, ne ha paralto bene sul Sole 24-Ore. Google sferra il suo attacco a Micrsoft, senza monumentali operazioni di marketing. Solo una guida a fumetti e un piccolo annuncio sulla pagina di google. Questo piccolo gesto è uno schiaffo ai vecchi colossi di internet che smuovono miliardi per promuovere prodotti che spesso nascono vecchi e allo stesso tempo è una dimostrazione di forza. Tutti usano google, tutti lo vedranno. E’ bastato aggiungere una piccola scritta in quella grande pagina tutta bianca. Chapeau.

Mantenendo quindi il suo sempre vincente basso profilo, Google Chrome offre un grande contributo alla comunità del web 2.0. Il browser giusto al momento giusto. Facile, accattivante, fresco, pieno di novità importanti. L’assunto di base è che i browser attualmente utilizzati dalla maggior parte degli utenti sono stati pensati in un’altra era, quella in cui l’attività dell’utente si svolgeva più sul sistema operativo che su internet. Oggi le attività sul computer si svolgono perlopiù sulla rete. Google aveva già dimostrato quanto avesse ragione lanciando Google Docs, acerbo ma utilissimo (e usatissimo) strumento. Chrome ha ben altre ambizioni.  Direttamente da Chrome si può svolgere ogni genere di attività. L’applicazione entra nel dna del browser, trasformandolo da interfaccia per il web a quasi-sistema operativo. 

 

Lasciando al comic book di Google Chrome e al vademecum di Google il compito di spiegare strumenti e caratteristiche di Chrome, sappiate fin da ora che non sarà necessario l’uso di Google Toolbar. Infatti la barra degli indirizzifunziona anche come motore di ricerca (ovviamente Google). Scrivete le tag di quello che cercate e vi viene mostrato il risultato della ricerca. In questo modo la pagina iniziale può assumere un nuovo uso, ovvero la mappa dei vostri siti più visitati. Sembra banale, ma questo sovverte una concezione di browser vecchia molti anni e ne impone una nuova. Senza dimenticare la natura open source di Chrome, per cui tutti potranno contribuire a migliorare il prodotto.

Per essere la versione Beta c’è da sgranare gli occhi. Microsoft sarà meglio che corra ai ripari.

La continuity Marvel rivoluzionerà il cinema

luglio 1, 2008

Con il bellissimo Blade, film uscito nel 1998, la Marvel Comics ha dichiarato al mondo che era finalmente giunto il momento di imporsi con GRANDE stile sul GRANDE schermo, dopo molti goffi tentativi ed esperimenti come la prima trilogia dell’Uomo Ragno, il film dei Fantastici Quattro prodotto da Corman, il primo – e ancora il migliore – Punitore, Capitan America e poco altro. Dopo l’inizio della trilogia del cacciatore di vampiri è toccato a molti altri, con una frequenza in aumento esponenziale, con risultati spesso eccellenti (Spiderman 2, I Fantastici Quattro e Silver Surfer, X-Men), decisamente discreti (I Fantastici Quattro, Hulk) o mediocri anche se di buona fattura (Daredevil, Elektra, Il Punitore). Non parliamo della clamorosa occasione perduta di Ghost Rider (2007), che aveva trovato il suo interprete ideale e uno scenario assolutamente favorevole per un buon esito.

La svolta, dovuta a una scelta coraggiosa e potenzialmente rivoluzionaria per la storia del cinema è arrivata dopo i grandi successi dei film della Distinta Concorrenza (la DC Comics di Superman, Batman ed Hellboy) e dei film tratti dalle graphic novels di Frank Miller (Sin City e 300). Occorreva una scelta di campo per distinguersi e sfidare una concorrenza così agguerrita. Quale svolta? La decisione di inserire la continuity dei fumetti Marvel nei film per il cinema. Non si era mai tentata una cosa simile: inserire le storyline di una serie di film su personaggi diversi in intrecci più grandi che li collegano fra di loro.

Iron Man e l’Incredibile Hulk, a prescindere dalla qualità, sono i primi nodi di una tela che la Casa delle Idee ha iniziato a tessere prendendo in mano la produzione dei propri film diventando casa di produzione. Dopo i titoli di coda di Iron Man – forse il miglior film Marvel prodotto finora – Samuel L. Jackson, nei panni del direttore dello S.h.i.e.l.d. Nick Fury mette in piedi un cliffhanger niente male proponendo al genio milardario Tony Stark/Iron Man di mettere in piedi una squadra di supereroi (cioè I Vendicatori). Il personaggio di Tony Stark è presente anche nell’Hulk di Leterrier, interpretato sempre dal redivivo e assoultamente perfetto Robert Downey Jr. Si presenta stavolta nell’ultima scena del film per proporre, anche a nome di Fury, al Generale Ross/William Hurt di unirsi a loro per realizzare il progetto di cui sopra. E’ chiaramente solo l’inizio di una storia che coinvolgera molti dei prossimi film Marvel, vale a dire Captain America, Ant-Man, Iron Man 2 e The Avengers, che saranno pronti nel giro di quattro anni.

La cosa mi lascia personalmente senza fiato. Quando ho saputo dell’uscita del primo Spiderman era già da non crederci per un Marvel-fan della prima ora come me, ma non speravo si arrivasse a tanto. Credo quindi che si possa dire che da ora in poi non si tratterà solo di valutare i singoli film Marvel, ma di considerarli anche in funzione di un affresco più grande che andrà formandosi di anno in anno. Esattamente come si fa con i fumetti. Sarà un universo Marvel alternativo rispetto a quello principalmente seguito dalle testate a fumetti, anche se molto simile ad esso.

Non trovate che sia un esperimento cinematograficamente senza precedenti e dalle potenzialità enormi? Si potrebbe temere il rischio di una deriva auto-referenziale col passare del tempo, ma la decennale esperienza della Marvel in fatto di continuity dovrebbe essere una garanzia di per sè. A meno che non facciate parte della dannata Distinta Concorrenza.

Sic semper Marvel.