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I moderni Caronte di Tony, Jack, Paul e Dale

dicembre 14, 2008

via Seria(l)mente dipendenti

Due righe su Jack Bauer e il suo paparino, Kiefer Sutherland. Anche se in 24 ogni cosa è al suo posto e funziona perfettamente, ovviamente senza il personaggio di Bauer la serie non starebbe in piedi. È l’antieroe per eccellenza, fa tutto il lavoro sporco e si sacrifica sempre per un bene maggiore. Voglio consigliare a tutti di scoprire il grande merito di Kiefer Sutherland nel mettere in scena questo grande eroe, comparando il suo lavoro su Bauer con altri personaggi da serie televisive e con il suo lavoro cinematografico.

Prima di tutto, a differenza di molte altre serie, dove sai che i personaggi potrebberlo essere interpretati da molti attori diversi – come nel caso di Paul, il protagonista di In Treatment – Jack Bauer combacia perfettamente con Kiefer Sutherland. Gabriel Byrne è un perfetto e grandioso Paul, ma in quella parte lo sai che al suo posto ci potrebbero stare molti altri, altrettanto adatti. E questo va bene. Ma la differenza che corre tra un personaggio alla Paul di In Treatment e quello di Bauer di 24 è quella che c’è fra un lavoro ammirabile e la creazione di un’icona pop indelebile dall’immaginario collettivo.

Kiefer Sutherland riesce a dare a Bauer tutto quello di cui ha bisogno, per il fatto di essere un concentrato di peculiarità talmente bizzarre e insostituibili da poter essere veramente adatto solo a pochissimi personaggi. Se ci fate caso infatti la filmografia di Kiefer Sutherland è piuttosto limitata. Ma quando azzecca un personaggio lascia il segno e nel caso di Bauer ha trovato il personaggio della sua vita. Possiamo dire di trovarci di fronte a una simbiosi attore/personaggio tanto completa quanto rarissima. Non è passato un capello tra come il personaggio era sulla carta e come si è materializzato sul piccolo schermo. Secondo me questo si può dire solo in pochissimi casi, come in quello di Tony Soprano per James Gandolfini e Kyle Maclachlan per l’agente Cooper di Twin Peaks. Non a caso parliamo della creme de la creme della drammaturgia seriale televisiva. E guarda caso sono sempre personaggi che raccontano perfettamente la complessità di un periodo storico.

L’individualismo illuminato e zen di Dale Cooper ci fa strada nella prima fase della perdita dell’innocenza dell’America anni ’50, sognante, splendente e incredula del male che si insinua nelle sue case; Tony Soprano ci accompagna nella lunga inesorabile parabola discendente della società occidentale degli ultimi dieci anni; Jack Bauer rappresenta l’impossibilità di un eroe kalòs kai agatòs, bello e buono, in un’epoca in cui non è rimasto un briciolo di pietà e in cui il male si insinua dappertutto e si manifesta nelle forme più estreme, quelle della guerra asimmetrica e della disumanizzazione dei conflitti. Jack deve sacrificare suo malgrado la sua stessa anima per perseguire una giustizia sempre più compromessa dalla corruzione e dalla perdizione.
Come Caronte ci trasporta negli abissi più profondi anche loro ci guidano tra le ombre più terrificanti dei nostri tempi.

A questo proposito, voglio consigliare la visione di due bellissimi film interpretati da un Kiefer Sutherland al meglio della sua forma, a dimostrazione che non ha niente da invidiare a quel geniaccio di suo padre Donald: Mirrors (Riflessi di paura, 2008) di Alxender Aja e il film che l’ha in parte ispirato come progetto cinematografico, l’altrettanto indimenticabile e avvolgente Flatliners (Linea Mortale, 1990) di un Joel Schumacher ancora nel suo momento d’oro. A formare il “triello” del film ci sono anche Kevin Bacon e Julia Roberts, sbarbatelli da antologia.
Sono due film non per tutti i palati – il primo è un horror atrocemente spaventoso anche se molto “calmierato” e sporcato dall’elemento action, il secondo è un thriller psicologico visionario anni inizio anni ’90 parecchio fuori di testa – ma indubbiamente due gran film di genere.

Colonna sonora della stesura:

Girl in port by Okkervil River

This time tomorrow by The Kinks

Play with fire by The Rolling Stones