Posts Tagged ‘blade’

Mannaja la miseria

settembre 3, 2008

Mannaja è un personaggio creato dal regista/sceneggiatore Sergio Martino per l’omonimo film del 1977. Uno degli ultimi western all’italiana, nonchè uno dei migliori in assoluto. Fa parte di quel breve ma indimenticabile filone chiamato western gotico, il lungo addio al westen all’italiana. Erano gli utlimi psichedelici, grandguignoleschi e visionari capolavori di un genere inflazionato e arrivato alla saturazione. I capisaldi dello western gotico all’italiana sono Keoma di Castellari (1976), I Quattro dell’Apocalisse di Fulci (1975) e Matalo! (1970) di Canevari.

Il film in questione era talmente violento e fuori di testa – nella sua commistione tra horror e western – da meritarsi il divieto ai minori di 18 anni. Ebbe un’ampia distribuzione all’estero, nei paesi anglosassoni fu distribuito col titolo A man called Blade, ovvero “un uomo chiamato lama”. A mio parere piuttosto discutibile. Come per ogni spaghetti western che si rispetti, non vale la pena raccontare per filo e per segno la trama, nove volte su dieci una vengeance story delle più classiche. 

In questo caso Maurizio Merli/Mannaja – dopo aver catturato un bandito (il superbo e compianto Donald O’Brian) aiuta l’assassino di suo padre invece di ucciderlo, mostrando una compassione tanto rara quanto improbabile considerate le dinamiche tipiche tra gli anti-eroi del western all’italiana. Quello che è importante dire del film è che:

1- c’è questo personaggio assolutamente fichissimo che ci da dentro di mannaja per un’ora e mezzo per la gioia degli occhi dei cultori del genere western all’italiana.

2- Che Sergio Martino – sulla falsariga di Keoma , dell’anno prima – mette in piedi un gioiello visionario con una sequenza iniziale degna del miglior Sam Raimi e una galleria di personaggi uno migliore dell’altro. Il villain John Steiner/Woller con i suoi cani feroci, il monco (per via di una mannajata di Mannaja in persona) Burt Craven con il suo sadico doppiogiochismo e ovviamente Mannaja, tamarro e trucido fino alla fine, galante con le donne (rigorosamente di strada) e misericordioso quando serve. 

Grande western all’italiana, già entrato nella mia top five:

1 – Matalo! di Cesare Canevari (1970)

2 – C’era una volta il west di Segio Leone (1968)

3- Keoma di Enzo G. Castellari (1976)

4 – Vamos a matar, companeros! di Sergio Corbucci (1970)

5 – Il Grande silenzio di Sergio Corbucci (1968)

..mannaja la miseria, non me la sento di scalzare  Corbucci! Facciamo…

6 – Mannaja di Sergio Martino (1977)

 

 

La continuity Marvel rivoluzionerà il cinema

luglio 1, 2008

Con il bellissimo Blade, film uscito nel 1998, la Marvel Comics ha dichiarato al mondo che era finalmente giunto il momento di imporsi con GRANDE stile sul GRANDE schermo, dopo molti goffi tentativi ed esperimenti come la prima trilogia dell’Uomo Ragno, il film dei Fantastici Quattro prodotto da Corman, il primo – e ancora il migliore – Punitore, Capitan America e poco altro. Dopo l’inizio della trilogia del cacciatore di vampiri è toccato a molti altri, con una frequenza in aumento esponenziale, con risultati spesso eccellenti (Spiderman 2, I Fantastici Quattro e Silver Surfer, X-Men), decisamente discreti (I Fantastici Quattro, Hulk) o mediocri anche se di buona fattura (Daredevil, Elektra, Il Punitore). Non parliamo della clamorosa occasione perduta di Ghost Rider (2007), che aveva trovato il suo interprete ideale e uno scenario assolutamente favorevole per un buon esito.

La svolta, dovuta a una scelta coraggiosa e potenzialmente rivoluzionaria per la storia del cinema è arrivata dopo i grandi successi dei film della Distinta Concorrenza (la DC Comics di Superman, Batman ed Hellboy) e dei film tratti dalle graphic novels di Frank Miller (Sin City e 300). Occorreva una scelta di campo per distinguersi e sfidare una concorrenza così agguerrita. Quale svolta? La decisione di inserire la continuity dei fumetti Marvel nei film per il cinema. Non si era mai tentata una cosa simile: inserire le storyline di una serie di film su personaggi diversi in intrecci più grandi che li collegano fra di loro.

Iron Man e l’Incredibile Hulk, a prescindere dalla qualità, sono i primi nodi di una tela che la Casa delle Idee ha iniziato a tessere prendendo in mano la produzione dei propri film diventando casa di produzione. Dopo i titoli di coda di Iron Man – forse il miglior film Marvel prodotto finora – Samuel L. Jackson, nei panni del direttore dello S.h.i.e.l.d. Nick Fury mette in piedi un cliffhanger niente male proponendo al genio milardario Tony Stark/Iron Man di mettere in piedi una squadra di supereroi (cioè I Vendicatori). Il personaggio di Tony Stark è presente anche nell’Hulk di Leterrier, interpretato sempre dal redivivo e assoultamente perfetto Robert Downey Jr. Si presenta stavolta nell’ultima scena del film per proporre, anche a nome di Fury, al Generale Ross/William Hurt di unirsi a loro per realizzare il progetto di cui sopra. E’ chiaramente solo l’inizio di una storia che coinvolgera molti dei prossimi film Marvel, vale a dire Captain America, Ant-Man, Iron Man 2 e The Avengers, che saranno pronti nel giro di quattro anni.

La cosa mi lascia personalmente senza fiato. Quando ho saputo dell’uscita del primo Spiderman era già da non crederci per un Marvel-fan della prima ora come me, ma non speravo si arrivasse a tanto. Credo quindi che si possa dire che da ora in poi non si tratterà solo di valutare i singoli film Marvel, ma di considerarli anche in funzione di un affresco più grande che andrà formandosi di anno in anno. Esattamente come si fa con i fumetti. Sarà un universo Marvel alternativo rispetto a quello principalmente seguito dalle testate a fumetti, anche se molto simile ad esso.

Non trovate che sia un esperimento cinematograficamente senza precedenti e dalle potenzialità enormi? Si potrebbe temere il rischio di una deriva auto-referenziale col passare del tempo, ma la decennale esperienza della Marvel in fatto di continuity dovrebbe essere una garanzia di per sè. A meno che non facciate parte della dannata Distinta Concorrenza.

Sic semper Marvel.