Posts Tagged ‘Comics’

Sogno

settembre 20, 2010

Ancora una volta sogno un albero sospeso, stavolta con aerei per rami che cercano di spiccare il volo. Sembrerebbe una quercia morta.  Niente fiamme nel sogno.

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Francesco Coniglio

settembre 19, 2008

Rimbalzando da Webgolr di Antonio Sofi al blog della rivista Blue a Canemucca ho pescato questa lettera dell’editore Francesco Coniglio (qua un profilo dell’editore) che fotografa lo stato di cose nel fumetto d’autore italiano. La lettera è stata pubblicata su XComics. Le vignette sono di Canemucca. Niente male.Eccola qua:

Cari lettori,

tra gli addetti ai lavori del mondo del fumetto, credo di essere ormai per anzianità e per continuità, tra i pochi che hanno visionato e valutato i primi fumetti di più di mille autori esordienti.
In trenta anni di attività, a cinquanta colloqui all’anno, già siamo a millecinquecento.
Ma ora che mi metto a fare dei calcoli per scrivere questo editoriale, vi dico che sono molti più.

Concedetemi dunque una “certa“ esperienza che vi evidenzio, perché voglio raccontarvi di uno dei problemi più importanti che sta all’origine di una storia a fumetti: quanto è necessario che il disegnatore che propone i propri disegni sia anche in grado di scriversi da solo la storia?
Nella maggioranza dei casi, le storie a fumetti che mi vengono sottoposte sono molto carenti nel soggetto e nella sceneggiatura.

Se intravedo che il disegnatore è potenzialmente bravino e dotato di talento allora chiedo, sempre con molto tatto e con molto garbo, per evitare di scatenare subito la possibile suscettibilità del giovane di turno, se per caso egli non sente l’esigenza di lavorare su testo scritto da altri (tanto per non dirgli chiaro e tondo che come disegnatore potrebbe valere qualcosa, ma che come scrittore è completamente negato!).

 

Nella maggioranza dei casi intuisco subito dal tono della risposta che: o il giovane non ha gli strumenti per capire quello che gli sto chiedendo, quindi non discerne tra soggetto e sceneggiatura e neanche capisce bene cosa significhi la parte testuale e narrativa del fumetto, praticamente è di una ignoranza inquietante (purtroppo questa casistica negli ultimi dieci anni è sempre più rilevante) oppure capisce fin troppo bene e si inalbera immediatamente sostenendo il suo sconfinato talento di scrittore.

I casi in cui il giovane è in grado di capire che una storia a fumetti è composta dalla somma e dall’amalgama di due talenti diversi come la capacità di disegnare e la capacità di scrivere, sono purtroppo o fortunatamente casi minoritari. Dico fortunatamente perchè proprio da questa minoranza emergono poi quei talenti intelligenti che non solo possono arrivare alla pubblicazione, ma anche all’eccellenza qualitativa.

Gli altri casi sono ingovernabili: assistiamo a disegnatori talentati ma talmente imbottiti di boria e presunzione che riescono anche a pubblicare e a volte anche a resistere per qualche anno nel settore con un certo minimo successo, accompagnando bellissimi disegni con storie inadeguate, noiose, insensate e nulle.
Alla fine dopo aver venduto il primo o il secondo albo per la qualità abbagliante del disegno, i lettori si ritraggono, perchè i lettori di fumetti vogliono appunto “leggere“ dei bei fumetti non soltanto “guardare“ dei bei disegni e gli editori si eclissano. E questa quota di disegnatori presuntuosi andrà a ingrossare le file degli illustratori e  non smetterà mai nella vita di sputare veleno sui fumetti e sul mondo del fumetto (sostenendo che loro invece sono dei “pittori“!).

Il problema è che non avranno vita facile neanche nel mondo “illustratori“ perché la presunzione è una brutta bestia che se non curata in tempo mina qualsiasi carriera.
La presunzione e l’ignoranza sono i due principali fattori che limitano e scremano, all’origine, la potenzialità di diventare un bravo autore di fumetti.

Voi lettori che ci leggete avete il diritto e il dovere di scriverci una mail criticando storie e disegni. Non abbiate timore, ditela tutta, non passeremo agli autori i vostri indirizzi.
Buona Lettura
Francesco Coniglio
francescoconiglio[at]tiscali.it

colonna sonora durante la stesura:

Lung by Dinosaur jr.

Raisans by Dinosaur jr.

La continuity Marvel rivoluzionerà il cinema

luglio 1, 2008

Con il bellissimo Blade, film uscito nel 1998, la Marvel Comics ha dichiarato al mondo che era finalmente giunto il momento di imporsi con GRANDE stile sul GRANDE schermo, dopo molti goffi tentativi ed esperimenti come la prima trilogia dell’Uomo Ragno, il film dei Fantastici Quattro prodotto da Corman, il primo – e ancora il migliore – Punitore, Capitan America e poco altro. Dopo l’inizio della trilogia del cacciatore di vampiri è toccato a molti altri, con una frequenza in aumento esponenziale, con risultati spesso eccellenti (Spiderman 2, I Fantastici Quattro e Silver Surfer, X-Men), decisamente discreti (I Fantastici Quattro, Hulk) o mediocri anche se di buona fattura (Daredevil, Elektra, Il Punitore). Non parliamo della clamorosa occasione perduta di Ghost Rider (2007), che aveva trovato il suo interprete ideale e uno scenario assolutamente favorevole per un buon esito.

La svolta, dovuta a una scelta coraggiosa e potenzialmente rivoluzionaria per la storia del cinema è arrivata dopo i grandi successi dei film della Distinta Concorrenza (la DC Comics di Superman, Batman ed Hellboy) e dei film tratti dalle graphic novels di Frank Miller (Sin City e 300). Occorreva una scelta di campo per distinguersi e sfidare una concorrenza così agguerrita. Quale svolta? La decisione di inserire la continuity dei fumetti Marvel nei film per il cinema. Non si era mai tentata una cosa simile: inserire le storyline di una serie di film su personaggi diversi in intrecci più grandi che li collegano fra di loro.

Iron Man e l’Incredibile Hulk, a prescindere dalla qualità, sono i primi nodi di una tela che la Casa delle Idee ha iniziato a tessere prendendo in mano la produzione dei propri film diventando casa di produzione. Dopo i titoli di coda di Iron Man – forse il miglior film Marvel prodotto finora – Samuel L. Jackson, nei panni del direttore dello S.h.i.e.l.d. Nick Fury mette in piedi un cliffhanger niente male proponendo al genio milardario Tony Stark/Iron Man di mettere in piedi una squadra di supereroi (cioè I Vendicatori). Il personaggio di Tony Stark è presente anche nell’Hulk di Leterrier, interpretato sempre dal redivivo e assoultamente perfetto Robert Downey Jr. Si presenta stavolta nell’ultima scena del film per proporre, anche a nome di Fury, al Generale Ross/William Hurt di unirsi a loro per realizzare il progetto di cui sopra. E’ chiaramente solo l’inizio di una storia che coinvolgera molti dei prossimi film Marvel, vale a dire Captain America, Ant-Man, Iron Man 2 e The Avengers, che saranno pronti nel giro di quattro anni.

La cosa mi lascia personalmente senza fiato. Quando ho saputo dell’uscita del primo Spiderman era già da non crederci per un Marvel-fan della prima ora come me, ma non speravo si arrivasse a tanto. Credo quindi che si possa dire che da ora in poi non si tratterà solo di valutare i singoli film Marvel, ma di considerarli anche in funzione di un affresco più grande che andrà formandosi di anno in anno. Esattamente come si fa con i fumetti. Sarà un universo Marvel alternativo rispetto a quello principalmente seguito dalle testate a fumetti, anche se molto simile ad esso.

Non trovate che sia un esperimento cinematograficamente senza precedenti e dalle potenzialità enormi? Si potrebbe temere il rischio di una deriva auto-referenziale col passare del tempo, ma la decennale esperienza della Marvel in fatto di continuity dovrebbe essere una garanzia di per sè. A meno che non facciate parte della dannata Distinta Concorrenza.

Sic semper Marvel.