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Facebook è come la marmellata

novembre 10, 2008

Fioccano da tutte le parti critiche feroci quanto infondate, sparate a caso e spesso fondamentalemente idiote su Facebook. Per me è come uno strato di marmellata su una solida fetta di pane. Marmellata di fichi, per quanto ne so io. Ovvero una cosa buona, fantasiosa e gustosa retta da una struttura forte e ben congegnata, conscia di quali siano le dinamiche tra le persone (esco pazzo quando sento che il “muro” è solo un inutile strumento da narcisista-esibizionista, che puntualmente viene usato da tutti, semplicemente perchè è un modalità di comunicazione dei social network non diversa da tante dinamiche della realtà “vera”…).

A parte i plagi di Calvino, che scrisse “la fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”, Facebook a me e a molte persone intorno a me ha portato solo bene: io e alcuni “amici ritrovati” stiamo finalmente organizzando la cena delle elementari di cui si parla da anni, e con Facebook bypassiamo tutta la fastidiosa trafila di dover ripescare Dio solo sa dove i numeri di telefono e chiamare gente che non ti ricordi più che faccia abbia. Così, invece, è rapido e indolore. Così, il gioco vale la candela. È solo una cena, d’accordo, ma dov’è il problema? Facebook non serve proprio a queste cose?

Conosco persone che hanno cambiato città e sono state in qualche modo supportate da Faccialibro. Un mia amica si è trasferita e si è ricreata una rete di contatti a Milano in pochi giorni. Sarebbe stato molto più difficile per lei senza Facebook, per sua stessa ammissione.

Io risparmio in sms e cazzeggio in piena libertà espressiva. Ho finalmente creato il mio spazio dedicato al Re Tupou IV di Tonga. E allora, dov’è il problema? La gente si sente scippata della propria privacy quando sei essenzialmente tu a decidere come gestire le informazioni sul tuo conto.

Poi, capita sempre più spesso di ritrovarmi a sentire che Facebook è una forma di controllo delle menti e delle opinioni delle persone, al soldo dei governi magari (ma sì!). A quel punto mi viene da mandare in culo tutti quelli che hanno una teoria del complotto per ogni novità che spunta fuori, ma lì forse è colpa mia che mi metto a parlare con dei deficienti. C’è chi pensa pure che cerchino di controllare la tua mente anche con la tessera Coop. Giuro. Fossi in loro andrei a sbronzarmi con gli aborigeni nel deserto invece che rompere le palle. Di solito si tratta di persone che solo perchè sono diventate fan di Bakunin o Majakovskij pensano di essere un pò rivoluzionari e di avere qualcosa da nascondere o che a qualcuno gliene freghi qualcosa.

In conclusione, bisogna ammettere che Facebook dichiara apertamente le sue intenzioni: è un social network che ti connette con le persone che ti stanno intorno. poi sta alla tua intelligenza saper gestire le informazioni sul tuo conto.

Poi possiamo parlare del fatto che si dice che “quelli di Facebook” si rivendano pacchetti di informazioni a fior fior di miliardi (anche questo è da appurare per quanto mi riguarda). A me sta bene, visto che si sono sbattuti per creare un bello strumento che ha permesso di scoprire molte delle capacità inespresse del mezzo internet. Vi pare poco?! Niente è gratis, si potrebbe dire, ma è anche giusto a volte, no?

Poi puoi farne vari usi, più o meno funzionali ai tuoi intenti e interessi. A Obama, ad esempio – lui stesso ne parla – ha fatto molto comodo ed è anche un pò merito di Facebook se ora sta dove sta.

Comunque la questione è molto più complessa di così, consiglio di leggere Webgol di Antonio Sofi e Nova24, l’inserto sui nuovi media del giovedi del Sole 24-Ore. Lì ne parlano con costanza e cognizione di causa. Alle persone oggetto di questo post – e se non esistessero? e se fossero una mia fantasia? e se adesso stessero progettando di uccidermi? – consiglio caldamente di smettere di parlare e iniziare ad ascoltare.

Colonna sonora della stesura:

Angeles by Elliott Smith

Where do you go to (my lovely) by Peter Sarstedt

Giornalismo laterale

settembre 18, 2008

Da anni ho la cattiva abitudine – al limite della compulsione – di ritagliare e mettere da parte articoli che raccontano fatti di cronaca bizzarri e interessanti. Il tipo di storie che alzi il giornale per non farti vedere mentre le leggi, o sembreresti troppo stupido, nella maggior parte dei casi. Cose come Camorra:killer basso di statura travestito da scolaretto oppure forno a microonde gigante per il calamaro.

La Stampa è il giornale che forse dedica maggiore spazio a questo genere giornalistico, il cosiddetto giornalismo laterale, poco inflazionato nella stampa tradizionale e di maggiore fortuna nella blogosfera. Ne dà una definizione lucida ed esaustiva Antonio Sofi, nel suo bellissimo e illuminante saggio “Un nuovo giornalismo si intreccia nella rete“: 

[…] il blog si configura come uno spazio in cui sperimentare una sorta di giornalismo laterale:segnalazione di notizie minime e curiose, che discendono concettualmente dal topos giornalistico classico delle “brevi di cronaca”, attitudine marginale che peraltro ritrovato nuova importanza all’interno delle pratiche popolarizzanti della free press, e che riacquista ulteriore nobiltà in un contesto flessibile e informale come quello dei blog. Questa attitudine alle notizie laterali si nutre dell’ambiente ipertestuale di internet e della capacità dei blogger di dragare la rete alla ricerca di notizie che , come i pesci piccoli, rimangono spesso fuori dalle maglie dell’informazione tradizionale. 

La Stampa, nell’ispirarsi ai tabloid inglesi – maestri nel genere del giornalismo laterale – ha dato vita a una serie di approfondimenti su fatti irrilevanti e anni luce dalle hard news che leggiamo tutti i giorni. Nonostante ciò difendo questo giornalismo “sdrammatizzante” e generoso nell’offrire sfaccettature inedite e spesso altamente emblematiche del paese in cui viviamo. 

Un’altra fonte inestinguibile di notizie strane e curiose è Yahoo! con la sua sezione “notizie strane e curiose“, una selezione dei comunicati Ansa che difficilmente troverete su un quotidiano che ha intenzione di arrivare alla fine del mese. Dal mazzo pesco la migliore di questi giorni, che riporto integralmente:

Vince funerale completo, ma non ritita premio nel Foggiano                    

(ANSA) – FOGGIA, 17 SET – Il premio numero undici di una lotteria e’ un funerale completo gratis, ma l’anonimo vincitore non lo ha ritirato. Nonostante sia trascorso un mese dall’esito della riffa organizzata dall’associazione Borgo Magna di San Marco in Lamis. Per il vincitore, che puo’ anche regalare il premio, ci sono una bara con cuscino e imbottitura, una lapide, una luce eterna in vetro e ottone, arredi sacri provenienti da San Giovanni Rotondo e un loculo al cimitero municipale.

Avvertenze per l’uso: il giornalismo laterale può dare dipendenza e portare a patologiche derive come la mia irrazionale e ingiustificabile ossessione per il Regno del Tonga (qua il gruppo Facebook che ho creato ad hoc per il compianto Taufa’ahau Tupou IV, il re più grasso e fuori di testa della storia). Tutta colpa de La Stampa, che gli ha dato una copertura vergognosamente ampia. 

colonna sonora durante la stesura:

The gipsy cried by Lou Christy

Why You Been Gone So Long by Tony Rice

Goodnight my love by Ella fitzgerald and benny goodman